Una storia perfettamente incasinata

di Davide Rocco Capalbo

Spesso capita che le cose non vadano esattamente come ci aspettavamo. Anzi, spesso capita che vada tutto a rotoli, miseramente. Quando le cose non vanno per il verso giusto, si rischia di cedere alla tentazione di mollare tutto e passare il resto della giornata stesi sul letto a guardare il soffitto e brontolare. È più o meno quello che capita a Louie, il protagonista di A perfectly messed-up story di Patrick McDonnell (l’autore di MUTTS), che già dalla copertina si capisce quanto sarà messed-up.

Il libro è chiaro fin dal frontespizio. Dice: «This is Louie’s story», questa è la storia di Louie. E c’è Louie, piccola creatura dal naso a bottone che indossa una tutina gialla. La storia si apre poi con Louie che fa una passeggiata in campagna, saltellando e canticchiando allegramente. Regna la calma, Louie è felice e il cielo è sereno, e il lettore già si chiede dove andrà a parare un libro che inizia così.

Ci si aspetta che incontrerà qualche animale della fattoria o del bosco. Invece, girata la pagina, Louie incontra una macchia di gelatina. Louie si chiede come sia finita lì una macchia di gelatina, e chi oserebbe mai mangiare un panino con la gelatina mentre legge il suo libro. E, povero Louie, a ogni pagina andrà sempre peggio: una macchia, ancora più grossa, di burro di arachidi, ditate e schizzi di aranciata impiastriccerano le pagine del libro, impedendo alla storia di Louie di proseguire.

Fatta pulizia, Louie riprende da capo la sua storia dalla passeggiata. Anche stavolta, però, voltata la pagina tutto andrà a scatafascio: nel cielo, altrimenti terso, si staglia un vistoso e multicolore scarabocchio. I tovagliolo che compare sul foglio, invece di cancellarlo, ne mescola e pasticcia i colori. La storia è interrotta per la seconda volta, e Louie a questo punto ci rinuncia: si rannicchia in una pagina bianca a piagnucolare che il libro è rovinato e nessuno vorrà mai leggerlo.

Si stende a pancia in su e per qualche pagina bianca ribatte stizzito alle parole del narratore, che imperterrito continua a raccontare la storia. «Questa è la storia di Louie», dice il narratore, e Louie risponde: «A chi importa?». Ma la storia va avanti anche contro la volontà di Louie. Il narratore riporta Louie in campagna, steso sul prato, davanti alla realtà: e la realtà è che alla fine sì, la storia non è andata proprio come doveva andare, ma non importa, va bene lo stesso, i lettori stanno leggendo ancora, e si divertono anche.

A perfectly messed-up story strappa diversi sorrisi e, con l’espediente della metanarrazione, riesce a far passare due messaggi, entrambi molto importanti. Il primo è che quando le cose non vanno come vorremmo, va bene lo stesso; e anche quando si combina un pasticcio non è la fine del mondo. Il secondo è che i libri vanno trattati bene, quindi bisogna lavarsi le mani prima di toccarli, stare attenti a non macchiarli e, per quanto sia difficile resistere, non scarabocchiarli coi colori!

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