Mia sorella è una zingara

di Dora Vedova

Tutto comincia quando Logan, protagonista e autore, viene a sapere che sua sorella si è fatta rapire da uno zingaro. Il rapimento d’amore tra i Sinti è sinonimo di matrimonio. Logan ci rimane di stucco: come può sua sorella voler tornare ad appartenere a una cultura da cui lui sta in tutti i modi cercando di allontanarsi?

Logan De Carvalho è un trentenne parigino. Parigino “parvenu”, perché le sue origini vengono da molto lontano. Suo padre è un artigiano portoghese dalle mani d’oro e sua madre una gitana che, sposandosi, si è sedentarizzata a Clermont Ferrand, nella Francia centrale. Logan è dunque zingaro a metà, la metà di cui vuole sbarazzarsi da qualche tempo ormai, faticosamente ma con impegno, trasferendosi a Parigi per fare l’attore, e non più lo sfasciacarrozze o il muratore. Sua sorella e la “fuitina” con uno zingaro vero lo destabilizzano non poco, proprio quando il suo intento di mimetizzazione con i radical chic parigini si stava concretizzando.

È questo il pretesto per tornare un po’ indietro e riprendere il filo interrotto delle sue radici. Logan si sente in dovere di conoscere il suo futuro cognato e si reca, col naso all’insù, al campo dei “barbari”. Va da sé che il legame che voleva recidere con quella cultura bizzarra e spesso bistrattata è in realtà ben radicato nel suo animo, e che le sue arie da neo-intellettuale produrranno una serie di scontri verbali sotto forma di gag, farse e parodie.

Ma sœur est une gitane (Mia sorella è una zingara) è il primo libro di Logan De Carvalho, da poco uscito per le Éditions Payot et Rivages. A metà tra un romanzo e una testimonianza, racconta in prima persona, con humour e ironia a tratti feroce, una storia di identità e differenze, di migrazioni e comunità.

Le dimensioni poco corpose (150 pagine) dipendono probabilmente dall’adattamento dalla pièce teatrale che De Carvalho sta portando nei teatri francesi dall’anno scorso. La versione teatrale intitolata Moitié voyageur (letteralmente: Mezzo zingaro [da notare la bella espressione francese di voyageur, viaggiatore, per indicare i gitani]) sta avendo un buon successo ed è scritto e interpretato dallo stesso De Carvalho, che sulla scena è solo a interpretare più di una decina di personaggi con una maestria e un’energia tali da valergli riscontri critici molto positivi.

Queste le sue parole di presentazione:

«È la storia di un tizio mezzo zingaro che viene a sapere che sua sorella sta per sposare uno zingaro vero, tutto intero. Purtroppo, quel tizio sono io, mia sorella è la mia e lo zingaro… beh, è una storia complicata».

I Sinti hanno un loro gergo particolare, o meglio, una loro lingua che si mescola, in questo caso, con il francese sia nel lessico che nella sintassi che nell’accento. A teatro questo modo di parlare è uno dei punti forti, nel romanzo è meno accentuato ma comunque presente e intriso di ironia. Sia a teatro che nel romanzo si ride molto.

Unica nota negativa, la prevedibilità di alcuni personaggi dalla spinta caricaturale eccessiva, che seppur voluta, appesantisce un po’ e neutralizza l’effetto comico.

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