Alla Bank of England leggono Dr. Seuss

di Davide Rocco Capalbo

Il gatto e il cappello matto, Prosciutto e uova verdi e, più famoso di tutti, Il Grinch, sono solo alcuni tra gli oltre sessanta libri scritti da Dr. Seuss. Milioni di bambini, nel mondo, hanno imparato a leggere su quelle pagine. Quello che non sapevamo è che ci sono anche molti banchieri in Inghilterra che studiano i libri di Dr. Seuss per imparare a scrivere meglio.

Theodor Seuss Geisel (Dr. Seuss) © Al Ravenna, New York World-Telegram and the Sun staff photographer / Wikimedia Commons

Lo ha raccontato l’ex vice governatrice della Bank of England Nemat Shafik in un incontro durante il festival di Hay, in cui è intervenuta in qualità di esperta in policy making. Il festival di Hay è uno degli appuntamenti più attesi dell’anno nel Regno Unito, e da quasi trent’anni una delle occasioni migliori per incontrare e ascoltare autori, artisti, filosofi ed esperti in vari settori della conoscenza, parlare di libri e di letteratura.

Sebbene possa sembrare una notizia di colore, questa rivelazione di Nemat Shafik tocca un tema abbastanza importante. La Bank of England ha rilevato che solamente un inglese su cinque riesce a capire i report prodotti su inflazione, quantitave easing e altre cose che ho paura anche solo a nominare.

È notevole, dunque, che sia partita dai piani alti della Bank of England la spinta a semplificare e rendere più ampiamente comprensibili le comunicazioni della banca centrale inglese. Magari è singolare l’idea di far studiare i libri di Dr. Seuss al personale, ma considerato quanto lo scrittore fosse bravo a usare parole semplici e a farsi leggere e capire anche dai più riluttanti alla lettura, è sicuramente un ottimo maestro.

La motivazione, come ha spiegato l’ex vice governatrice, è che istituzioni tecnocratiche come appunto la Bank of England accusano più di tutte i colpi delle recenti ondate di populismo. Il linguaggio freddo e oscuro dei banchieri suscita diffidenza nel pubblico, non può competere con l’emotività del lessico populista. I linguaggi più tecnici, soprattutto quelli della burocrazia e della finanza, inducono al sospetto che dietro quella coltre di parole dal significato imperscrutabile si celi l’intenzione di ingannare e infinocchiare l’uomo della strada.

La Bank of England non è l’unica istituzione a incentivare la semplificazione del linguaggio; anche Paul Romer, capo economista della Banca Mondiale, ha recentemente reso pubbliche le richieste che aveva rivolto in privato ai suoi collaboratori: scrivere email più brevi e frasi più concise. Ha anche minacciato di non pubblicare il consueto report annuale se il tasso di “and” nelle frasi supererà il 2,6%.

La bella scrittura, che parli chiaro e rifugga ogni ambiguità, rientra tra i doveri di chi svolge una funzione pubblica. Forse, se anche i nostri burocrati, politici e banchieri rileggessero qualche Rodari, sarebbe un mondo migliore. Sicuramente sarebbe un mondo più comprensibile.

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