Da qualche tempo ci piacciono molto le distopie

di Davide Rocco Capalbo

Da quando Donald Trump è presidente degli Stati Uniti, si vende molto 1984. Il dato è stato interpretato come espressione di un sentire comune: mala tempora currunt. E in generale negli ultimi anni si pubblicano e si vendono moltissimi romanzi distopici.

Tutti i giorni, oltre a vedercela coi classici problemi esistenziali, dobbiamo fare i conti con la confusione tra news e fake news, con le crisi di nervi per la spunta blu di WhatsApp, col cyberbullismo, con il populismo in crescita e con l’Isis. Il mondo in cui viviamo a volte non è facile: abbiamo bisogno di leggere delle storie per riflettere su molti aspetti della nostra quotidianità, e le migliori sono proprio le distopie. Non stupisce che la Penguin stia per pubblicare una serie di raccolte di racconti ispirati alla serie tv distopica Black Mirror, da molti ritenuto il prodotto culturale che interpreta meglio lo spirito del nostro tempo.

Ma non esiste solo Black Mirror. Un esordio letterario degno di nota del 2017 è American War di Omar El Akkad. Il tema è il cambiamento climatico, problema che non sappiamo gestire e le cui conseguenze non sappiamo prevedere del tutto. Ed è anche un problema che secondo Donald Trump è un complotto dei cinesi (no, questo non fa parte del romanzo). A causa del cambiamento climatico gli Stati Uniti sono parzialmente sommersi e, nel 2074, quelli non ancora sott’acqua iniziano a preoccuparsi per il futuro. Viene emanato il Sustainable Future Act, una legge per limitare l’uso di combustibili fossili. Gli Stati Uniti del Nord aderiscono, mentre quelli del Sud, ancora ricchi di petrolio, preferiscono di no. E così inizia la Seconda Guerra di Secessione Americana.

Lidia Yuknavitch anticipa un po’ i tempi rispetto a El Akkad: in The song of Joan nel 2049 la Terra è stata già devastata dai cambiamenti climatici e l’umanità vive su dei satelliti che orbitano attorno al pianeta. L’acqua, che sui satelliti non c’è, viene estratta dai corpi delle persone, perciò tutti vengono uccisi a cinquant’anni. La protagonista del libro è una donna di 49 anni. Il dittatore della colonia orbitante è un famoso milionario che si è buttato in politica.

L’ultimo romanzo di Cory Doctorow, Walkaway, si svolge invece nel presente, in un mondo non troppo diverso da quello che conosciamo, in cui, in linea di massima, va tutto a rotoli dal punto di vista climatico e dal punto di vista sociale. Un gruppo di ragazzi si allontana dalla società per mettere su una comunità utopica di makers che lotta per un mondo migliore: sono i walkaways. Il libro ha ricevuto, tra gli altri, l’endorsement di Edward Snowden, che è un walkaway a modo suo.

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2 Comments

  1. Beatrice Reply

    Vorrei tanto leggere la prefazione di Snowden a Walkaway, ma sul libro non c’è. O per qualche motivo non la vedo io? Dove l’hai trovata? Grazie 🙂

    1. Davide Rocco Capalbo Reply

      Ciao, Beatrice. No, non sei pazza: su Walkaway la prefazione di Edward Snowden non c’è. Snowden ha dato il suo endorsement al romanzo, questo sì, e ha conversato in videoconferenza con Doctorow alla New York Public Library. Ha scritto invece la prefazione di The Assassination Complex, ma è tutt’altra cosa. Non so che abbaglio abbia preso quando ho scritto l’articolo. Chissà quanti altri disgraziati stanno cercando quella prefazione, per fortuna me lo hai chiesto. Correggo subito!

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