Sugli albi illustrati – parte prima

Della forma e del contenuto

Le parole sono numeri

Non è vero. Le parole non sono numeri: le parole sono parole e i numeri sono numeri. Un pesce è un pesce. Però in un certo senso è vero, perché quando le parole si dispiegano nelle pagine di un albo illustrato – di un buon albo illustrato – niente è lasciato al caso, e una lettura attenta e profonda del testo-in-pagina (il testo è tutto: figure, colori, parole e il modo in cui si compongono) permette di cogliere una struttura scrupolosa e perfetta, che non è azzardato dire matematica.

Ma forse questo non è l’inizio giusto di questo post. È un inizio ingiusto.

Ricomincio.

Domenica 22 gennaio ho avuto la fortuna di partecipare a un incontro curato da Giovanna Zoboli, sì, proprio lei (e chi sta andando a cercare chi è, lo faccia sentendosi un po’ in colpa). Da questo incontro sono uscita piena come un rustico leccese – l’incontro era a Lecce, al Picturebook Fest di Lecce – e mi piacerebbe mettere ordine a tutta questa abbondanza.

Ma come faccio, se non sono Giovanna Zoboli, a dire anche solo un po’ di quello che ha detto Giovanna Zoboli? Il punto è proprio questo: le cose che ha detto Giovanna non si possono separare dal modo in cui le ha dette, e dal fatto che fosse lei a dirle.

Contenuto e forma, cosa e come, l’abitudine è quella di separare. Di credere che possa darsi l’uno senza l’altro, come se un colore potesse mostrarsi indipendentemente dalla materia che lo riflette e dalla percezione visiva che lo riconosce.

Lo stesso vale per gli albi illustrati (e, ovviamente, per qualunque altra forma di letteratura). Un albo non è semplicemente un racconto che in modo contingente prende una forma o l’altra (forma sono le parole, forma le illustrazioni, forma il libro nella sua fisicità): è l’insieme delle caratteristiche specifiche con cui prende vita. Non altro. Un albo illustrato non “parla di”, un albo “è”.

E il lettore attento dirà: «Ma come, prima dici che il testo è tutto, poi dici che forma è tutto, e intanto dici che forma e contenuto non vanno separati, allora forma è contenuto? Allora contenuto è tutto? Che gran pasticcio il post di questo blog, se il garbuglio non si scioglie nelle prossime righe col cavolo che ci metto un like

Niente panico, tutto torna.

Sì: leggere un albo illustrato significa saper affrontare la lettura totale delle pagine, saperne cogliere i dettagli senza perdere di vista l’insieme; significa saper riconoscere – o quantomeno intuire la presenza – di un’architettura invisibile e rigorosa, senza la quale verrebbe meno il piacere. Significa capire che la struttura narrativa è la storia, e che una buona forma è promessa – e premessa – di buoni contenuti. Significa capire la fatica e il duro lavoro.

Significa, dopo la fatica, sapersi abbandonare all’irresistibile carica poetica [in che senso? Vedi la parte seconda].

Grazie Giovanna e grazie all’organizzazione del Picturebook Fest di Lecce, che è al suo secondo anno, e che speriamo continui per tanti altri.

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